In una serata di inizio autunno, il Cinema Arena di Modena si anima di una vivacità diversa dal solito. L'aria è intrisa di aspettativa e di un certo profumo che richiama la terra e la tradizione. È il 13 ottobre, e l'occasione è l'anteprima di una miniserie che promette di svelare l'anima di un vino tanto amato quanto sfuggente: il Lambrusco. La miniserie si chiama Lambrusco Republic e porta la firma di Andrea Mignòlo, un nome che nel mondo del racconto visivo suggerisce profondità e passione.

Mignòlo, che cura ogni aspetto della produzione, dalla scrittura alla regia, fino al montaggio, ha dichiarato: “Come in un racconto di Calvino, Modena senza il suo lambrusco diventerebbe una città dimezzata. Eppure nulla è più sfuggente di questo vino.” Un'affermazione che colpisce, soprattutto per chi conosce l'importanza del Lambrusco non solo in Emilia, ma in tutta la cultura enologica italiana. Questo vino, che appartiene alla famiglia della Vitis vinifera sativa, conta ben quindici varietà nel Registro Nazionale delle varietà di vite, e si fa portavoce di un'identità complessa e variegata.

La storia del Lambrusco è un viaggio tra le sue diverse anime. C'è il Grasparossa, corposo e generoso nel colore, con una discreta tannicità che lo rende inconfondibile. Poi c'è il Sorbara, con la sua eleganza floreale e la spiccata acidità, che si presenta con un colore tenue, quasi timido. E infine il Salamino, intensamente fruttato e brioso, che sembra quasi voler raccontare di giorni di festa e convivialità.

Questa miniserie non è solo un omaggio a un vino, ma un vero e proprio esplorare delle sue trasformazioni nel tempo. Dal boom degli anni '70, quando il Lambrusco era il vino più venduto al mondo, all'evoluzione verso versioni secche e spumanti Metodo Classico, la storia del Lambrusco è anche la storia di un'innovazione. L'introduzione dell'autoclave negli anni '50, per esempio, ha segnato il passaggio da un vino contadino a un prodotto commerciale, capace di varcare i confini nazionali e affermarsi oltreoceano.

Nel racconto di Lambrusco Republic, oltre quaranta voci si alternano per dipingere un quadro dettagliato e appassionante. Tra i protagonisti, nomi di spicco come Anselmo Chiarli, Antonio Giacobazzi e Alberto Paltrinieri. C'è chi, come Filippo Marchi, ripete spesso: “Ma questo non è lambrusco”, sottolineando la confusione e la varietà che circondano il vino. Queste testimonianze guidano lo spettatore attraverso la storia, le tecniche di produzione e i territori, offrendo una comprensione profonda e sfumata del Lambrusco.

Il viaggio continua anche dopo l'anteprima, con una replica prevista il 14 ottobre al Cinema Corso di Carpi. E per chi non potrà essere in sala, Lambrusco Republic sarà disponibile in streaming a partire dal 20 ottobre su tv.sanderen.com, grazie ai produttori di Sanderen Studio e Moon Life Film.

Questa serie non è solo per gli appassionati di vino, ma per chiunque voglia immergersi in una storia di cultura e tradizione. Il Lambrusco, con la sua capacità di adattarsi e trasformarsi, ci insegna qualcosa sulla resilienza e sulla bellezza del cambiamento. La sua storia continua a scriversi, un calice alla volta, tra le mani di chi lo produce e di chi lo ama.

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