Immaginatevi di camminare tra le vigne di Chablis, dove le colline sono ricoperte da un verde vibrante e il suolo è noto per essere ricco di fossili di ostriche preistoriche. L'aria è fresca e frizzante, e c'è un odore sottile, quasi salmastro, che alcuni dicono sia la firma del terroir locale, un termine francese che indica le caratteristiche uniche di un luogo, comprese le sue condizioni climatiche e geografiche. Ma c'è un uomo, Alex Maltman, che guarda a tutto questo con un occhio critico e scientifico.

Alex Maltman, professore emerito di Scienze della Terra, ha deciso di sfidare alcune delle convinzioni più radicate nel mondo del vino nel suo nuovo libro, "Taste the Limestone, Smell the Slate: A Geologist Wanders Through the World of Wine", pubblicato dalla prestigiosa Académie du Vin Library nell'aprile 2025. Con il suo approccio metodico e la sua profonda conoscenza della geologia, Maltman mette in discussione l'idea che le viti possano assorbire il sapore delle rocce sottostanti, un concetto che lui definisce il "Mito della Roccia nel Bicchiere".

Nel suo libro, Maltman spiega che i minerali geologici come il gesso, l'ardesia, il talco e la grafite sono in realtà insapori e inodori, e sottolinea che le viti possono assorbire solo sostanze nutritive disciolte nell'acqua del suolo, non frammenti solidi di roccia. La quantità di minerali nel vino finito è minima, circa lo 0,2%, e non contribuisce al sapore, nonostante il linguaggio poetico spesso usato per descrivere i vini.

"La mineralità è un’eccellente metafora poetica e psicologica che usiamo per descrivere la freschezza, l’acidità o la sapidità di un vino, ma non ha fondamenta nella chimica del suolo," afferma Maltman.

Il libro di Maltman non è solo un attacco alla retorica enologica, ma un invito a comprendere meglio l'influenza reale del suolo sui vini. Maltman riconosce l'importanza del terroir, un concetto ampio che include fattori come il drenaggio dell'acqua, la ritenzione idrica, la topografia e il pH del suolo, tutti elementi che influiscono indirettamente sulla maturazione dell'uva e sull'acidità del vino. Tuttavia, sostiene che la descrizione di sapori minerali nel vino è più una questione di percezione che di sostanza chimica reale.

In uno studio scientifico condotto con il suo team, Maltman ha esaminato la presenza di iodio nei vini per contestare il marketing del terroir, in particolare nel caso dei vini di Chablis, famosi per il loro presunto sapore di "iodio e mare". Questo sapore è spesso attribuito ai suoli Kimmeridgiani ricchi di fossili di ostriche, ma Maltman argomenta che tali descrizioni sono per lo più espressioni evocative, piuttosto che basate su prove chimiche concrete.

Il lavoro di Maltman è una lettura affascinante per chiunque sia interessato a scoprire la verità dietro i miti e le metafore che spesso colorano il mondo del vino. La sua analisi critica non solo sfida le convenzioni, ma arricchisce la comprensione del complesso rapporto tra terra e vino, evidenziando come la scienza e la poesia possano coesistere nella nostra esperienza del vino.

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