Dal 10 al 12 ottobre 2026, la Pro Loco di Moio della Civitella parteciperà con Progetto Autoctono alla manifestazione Wine Vision, un'iniziativa di Vinitaly in collaborazione con l'ICE.
L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio che punta a valorizzare il legame tra produzioni locali e territorio, utilizzando il vino non soltanto come prodotto da promuovere, ma come strumento di racconto e di relazione.
«Per noi il vino non è semplicemente un prodotto da promuovere, ma un linguaggio attraverso cui raccontare un territorio», spiegano dalla Pro Loco di Moio della Civitella. «Ogni vitigno, ogni etichetta, ogni produzione rappresenta un pezzo di storia, di cultura e di identità».
La manifestazione di Belgrado riunisce produttori, operatori e realtà del comparto vitivinicolo e agroalimentare in uno spazio dedicato allo scambio e alla conoscenza reciproca. Ed è proprio in questo contesto che la Pro Loco ha scelto di portare il Progetto Autoctono, iniziativa nata per promuovere le produzioni legate al territorio e rafforzare il senso di appartenenza alle proprie origini.
Il concetto di “autoctono”, spiegano i promotori, non è inteso in senso esclusivo, ma come consapevolezza delle proprie radici e capacità di dialogo. «Essere autoctoni non significa chiudersi in una dimensione locale, ma partire da essa per costruire relazioni autentiche», sottolineano. «Una bottiglia può raccontare una vigna, ma quella vigna racconta un paesaggio; il paesaggio racconta una comunità e la comunità custodisce una memoria».
La partecipazione a Wine Vision by Open Balkan rappresenta quindi un’occasione per mettere in relazione il patrimonio culturale e produttivo del Cilento con altri territori e altre esperienze. «Stiamo cercando di costruire ponti, non semplicemente vetrine», affermano dalla Pro Loco. «Vogliamo che il vino diventi uno strumento di promozione culturale, capace di far conoscere il nostro territorio e di creare nuove relazioni oltre i confini nazionali».
Con il Progetto Autoctono, la Pro Loco di Moio della Civitella punta quindi a trasformare la produzione vinicola in un racconto condiviso, dove ogni etichetta diventa testimonianza di un’identità e di un territorio capace di dialogare con il resto del mondo.