Immaginate di essere seduti a una lunga tavola di legno, circondati da amici e appassionati di vino, in una serata d'autunno nelle Langhe. L'aria è fresca e profumata di terra bagnata e foglie cadute. I calici scintillano alla luce delle candele e, con un gesto quasi rituale, si stappa una bottiglia che molti considerano quasi mitica: il Barolo Collina Rionda 1989 di Bruno Giacosa.
Non è un vino qualunque, e lo si percepisce subito. Proviene da Serralunga d'Alba, un piccolo borgo nel cuore del Piemonte, dove le colline si susseguono come onde immobili. Qui, Bruno Giacosa ha firmato alcuni dei Barolo più venerati della storia, e il Collina Rionda 1989 è uno di questi. La bottiglia, che proviene dalla collezione del celebre critico Luigi Veronelli, è avvolta in un'aura di anticipazione.
Durante la serata, il Collina Rionda 1989 viene confrontato con un altro grande vino, il Barolo 1982 di Bartolo Mascarello. Entrambi sono figli di un terroir unico, parola che nel mondo del vino indica l'insieme delle caratteristiche geografiche, geologiche e climatiche che influenzano la vite. Eppure, il Collina Rionda si distingue per la sua stratificazione e complessità.
Avvicinando il calice al naso, si è immersi in un bouquet di profumi che spaziano dalla mentuccia alla gelatina di fragola, passando per il pepe bianco e il tè nero. Poi emergono note più esotiche di litchi e anguria, seguite da violetta, cipria e liquirizia. Ogni respiro è una nuova scoperta, un viaggio sensoriale attraverso il tempo.
Quando finalmente il vino tocca le labbra, il sorso è pieno e rotondo, con un'acidità che lo rende incisivo e vivace. Il tannino, elemento che dona struttura al vino, è felpato, morbido come un abbraccio. Eppure, manca di umami, quel gusto saporito che si trova spesso nei vini più maturi. Al suo posto, emergono leggere note di smalto e solvente, che però non disturbano, anzi, aggiungono un tocco di mistero autunnale.
"Vino assoluto e memorabile, una grande fortuna averlo assaggiato," si sente dire tra i commensali. Non è solo un vino, ma un'opera d'arte liquida che racconta una storia, quella di un'annata, di una terra, di un uomo come Bruno Giacosa.
Questo vino, però, non è solo al centro di una cena memorabile. Secondo quanto riportato da milanofinanza.it, il Barolo Collina Rionda è stato protagonista di mercati e aste. La Riserva del 1978 è stata la bottiglia più pagata dell'anno, nonostante la flessione generale delle quotazioni dei vini italiani causata da eventi storici come la pandemia da Covid-19 e la guerra in Ucraina. Le riserve di Barolo Collina Rionda e Barbaresco Santo Stefano di Giacosa hanno subito una perdita del 15%, mentre le bottiglie di Montalcino di Gianfranco Soldera hanno visto un aumento del 14%.
Dietro a questo racconto si cela Alessandro Morichetti, fondatore di Intravino e residente ad Alba. Originario di Civitanova Marche, Morichetti ha una passione per la gastronomia che spazia dai moscioli ai Lambruschi, passando per agnolotti e Verdicchio. Con la sua penna, ci guida attraverso le meraviglie del mondo del vino, svelandoci i dettagli nascosti dietro ogni etichetta e ogni annata.
In definitiva, il Barolo Collina Rionda 1989 di Bruno Giacosa non è solo un vino da degustare, ma un'esperienza da vivere, un dialogo tra passato e presente, tra terra e cielo, tra uomo e natura.