In una mattinata limpida sulle colline di Torino, dove l'aria fresca porta con sé il profumo delle vigne e la vista si perde tra le morbide ondulazioni del paesaggio, si snoda una trama di terre e tradizioni che risponde al nome di Collina Torinese D.O.C.. Qui, tra i solchi tracciati da generazioni di viticoltori, si coltivano uve che danno vita a vini dalla personalità unica, testimonianza di una storia che si rinnova ogni giorno.

La Denominazione di Origine Controllata, riconosciuta ufficialmente nel 1999 e recentemente aggiornata nel 2026, abbraccia la provincia di Torino, unendo comuni come Andezeno, Baldissero Torinese, Chieri e molti altri in una sinfonia di sapori e profumi. Queste località non sono solo punti sulla mappa, ma veri e propri scrigni di cultura enologica, ognuno con il suo particolare contributo al mosaico di vini che compongono questa denominazione.

La Collina Torinese è un microcosmo di diversità geologica e climatica. I terreni qui sono vari, spaziano dall'argilloso al sabbioso, passando per suoli calcarei e limosi. Questa varietà, unita alla giacitura collinare che esclude i fondovalle, crea le condizioni ideali per la maturazione delle uve. Le vigne si aggrappano ai pendii esposti al sole, a un'altitudine che non scende mai sotto i 180 metri sul livello del mare, una caratteristica che conferisce ai vini una complessità e un'eleganza inconfondibili.

La produzione della Collina Torinese D.O.C. si basa su un rigido disciplinare che garantisce la qualità e l'autenticità dei vini. I vitigni principali per il vino rosso e il rosso Novello sono la Barbera, la Freisa e il Nebbiolo, che devono costituire almeno l'85% del blend, con ciascun vitigno presente per almeno il 15%. Per le menzioni specifiche, come il Barbera, il Bonarda, la Malvasia di Schierano e il Pelaverga o Cari, la percentuale minima sale all'85%, garantendo che il vitigno principale esprima al meglio le sue caratteristiche.

L'attenzione ai dettagli continua nell'approccio alla viticoltura. Le vigne devono rispettare una densità d'impianto minima di 3.300 ceppi per ettaro e adottare forme di allevamento e potatura tradizionali. È consentita l'irrigazione di soccorso, un accorgimento che permette di affrontare le sfide di stagioni particolarmente aride senza compromettere la qualità del raccolto.

Tra le tipologie di vino prodotte, la Pelaverga o Cari merita una menzione speciale. Le sue uve crescono in particolari porzioni di vigneti distinti, come descritto nelle norme del disciplinare, e sono un esempio di come la tradizione si sposi con la cura del dettaglio per dar vita a un vino che racchiude in sé l'essenza di queste terre.

È consentita, per la tipologia Pelaverga o Cari, l’iscrizione allo schedario di porzioni di vigneto distinte, purché nettamente individuabili, effettivamente coltivate e/o l’iscrizione di singoli ceppi limitatamente ai vigneti esistenti, con l’indicazione della relativa superficie coltivata.

Il Collina Torinese non è solo un vino, ma un racconto di territorio, una finestra aperta su un microcosmo di biodiversità e tradizione enologica. Ogni bottiglia è un invito a scoprire questa ricchezza, un viaggio attraverso le colline che si specchiano nel cielo piemontese, dove il passato e il presente si intrecciano in un brindisi senza tempo.

Fonti